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FotoblogRicreare un’atmosfera anni ’80 con fotografia e intelligenza artificiale

Ricreare un’atmosfera anni ’80 con fotografia e intelligenza artificiale

Still life finale della Yashica FX-D ambientata negli anni 80, realizzato con fotografia e intelligenza artificiale

La fotografia, nel corso della sua storia, ha attraversato diverse trasformazioni. Oggi però, con l’avvento dell’intelligenza artificiale, sta vivendo qualcosa di più profondo: una vera e propria rivoluzione.
Al di là dei facili allarmismi e delle solite estremizzazioni (“la fotografia è morta”, “l’IA sostituirà i creativi”) l’intelligenza artificiale è entrata a far parte delle nostre vite in modo rapido e quasi silenzioso. Ci permette di svolgere attività che fino a poco tempo fa sembravano inimmaginabili e, allo stesso tempo, è già diventata così “normale” da influenzare il nostro modo di pensare prima ancora che ce ne rendiamo conto.

Come sta cambiando la fotografia con l’IA?

Oggi i modi per generare o modificare immagini con l’IA sono tantissimi, veloci e sempre più sofisticati. Basta scorrere i feed dei social o le varie piattaforme per rendersene conto: milioni di immagini nate da prompt più o meno fantasiosi. Tutto estremamente semplice e rapido, a volte fin troppo.
Il rischio è quello di ottenere risultati omologati, stereotipati o eccessivamente artefatti. Eppure, in molti casi, diventa difficile distinguere una fotografia reale da una generata artificialmente.

È qui che entra in gioco il fattore umano. Quello che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe continuare a fare la differenza in ogni processo creativo. La vera domanda allora diventa: come sfruttare le potenzialità dell’IA mantenendo una propria autenticità visiva e progettuale?

Per provare a rispondere, ho deciso di fare un esperimento: inserire l’intelligenza artificiale all’interno del flusso creativo di un progetto fotografico, immaginando un piccolo viaggio nel tempo.
Ho preso una Yashica FX-D, una macchina fotografica analogica prodotta tra il 1980 e il 1984, l’ho fotografata in still life e, con l’aiuto dell’IA, l’ho inserita in un’ambientazione coerente con quell’epoca, come se l’immagine finale fosse stata realmente scattata nei primi anni ’80.

FASE 1: LO SCATTO
Per lo scatto ho scelto di posizionare la Yashica su un piano di legno e di inquadrarla lateralmente, con un punto di vista leggermente dall’alto, così da esaltarne le forme spigolose e la solidità del corpo macchina.
L’illuminazione è una luce morbida laterale, pensata per modellare i volumi senza creare contrasti troppo marcati. Il piano è un legno marrone di tonalità media, con venature regolari e senza nodi o segni evidenti. Una scelta voluta per restare coerente con l’epoca, evitando un effetto “vintage” artificioso o troppo costruito: la fotografia doveva partire da una base neutra e credibile.

Still life della Yashica FX-D dopo il primo editing in Lightroom per ottenere un mood ispirato agli anni 80

Scatto originale

 

FASE 2: PRIMO EDITING IN LIGHTROOM
Nel primo passaggio di editing ho lavorato esclusivamente sull’atmosfera generale. Con Lightroom ho abbassato leggermente la saturazione, raffreddato di poco la temperatura colore e ridotto il contrasto, cercando un look più morbido e controllato.
L’obiettivo non era invecchiare l’immagine, ma accompagnarla verso una resa più coerente con l’estetica dei primi anni ’80. A questo punto lo scatto di base è completo e pronto per l’intervento dell’intelligenza artificiale, che entra nel flusso come estensione del set fotografico, non come sua sostituzione.

Still life della Yashica FX-D dopo il primo editing in Lightroom per ottenere un mood ispirato agli anni 80

Primo editing in Lightroom per ottenere un mood ispirato agli anni 80

 

FASE 3: ESPANSIONE GENERATIVA IN PHOTOSHOP
Una volta definito il soggetto principale e l’atmosfera dello scatto, il passo successivo è stato costruire lo spazio attorno alla fotocamera: sfondo e props.
Per gli oggetti sul piano ho evitato riferimenti troppo espliciti o stereotipati dell’epoca, come ad esempio un walkman. Ho preferito elementi più neutri e credibili in un contesto di lavoro: una rivista, un quotidiano, una penna e due strisce di negativi, disposti in modo da suggerire un processo fotografico in corso senza rubare attenzione al soggetto principale.

Per lo sfondo l’idea iniziale era ricreare un soggiorno/studio, con una poltrona e una libreria sullo sfondo. I risultati, però, risultavano troppo compressi e privi di respiro. Per questo ho deciso di ampliare l’inquadratura verso sinistra e verso l’alto e di cambiare approccio.

Espansione generativa con intelligenza artificiale per avere più respiro su piano e sfondo

Espansione generativa a sinistra e in alto con Photoshop

Ho immaginato lo spazio come un ufficio o uno studio fotografico, con una grande finestra alle spalle del piano. Attraverso la finestra si intravede il panorama sfocato di una grande città. Dopo diversi tentativi, perché con l’IA i risultati convincenti non sono mai immediati né scontati, ho trovato lo sfondo giusto: una città dopo il tramonto, con il blu del cielo che dialoga con le luci calde degli edifici.
Questo contrasto cromatico crea profondità, separa i piani dell’immagine e contribuisce in modo naturale a restituire un’atmosfera coerente con l’estetica dei primi anni ’80.

Still life della Yashica FX-D con sfondo generato tramite intelligenza artificiale, ufficio anni 80 con città al tramonto sullo sfondo

Inserimento sfondo e props

 

FASE 4: ULTIMI RITOCCHI
Nell’ultima fase ho lavorato sulla rifinitura e sull’integrazione complessiva dell’immagine. In particolare ho reso più credibile lo sfondo, attenuando l’effetto di “tenda disegnata” tipico delle immagini generate, così da riportarlo a un ruolo più discreto e naturale.
Ho poi corretto alcuni dettagli grafici, come il nomi della rivista, scegliendo soluzioni coerenti con l’epoca e mantenendole volutamente secondarie rispetto al soggetto principale.

Come tocco finale ho aggiunto una grana molto leggera, non per simulare una pellicola specifica, ma per restituire una sensazione più analogica e materica all’immagine, contribuendo a legare tra loro fotografia reale e contenuti generati.

Still life finale della Yashica FX-D ambientata negli anni 80, realizzato con fotografia e intelligenza artificiale

Ultimi ritocchi

 

CONCLUSIONI

Il risultato finale restituisce un’atmosfera anni ’80 coerente con il periodo in cui è nata questa Yashica. L’obiettivo non era replicare un’estetica nostalgica in modo didascalico, ma costruire un contesto credibile attorno a uno scatto reale, lasciando che l’immagine potesse esistere come se fosse stata realizzata in quegli anni.

In questo progetto l’intelligenza artificiale è stata un alleato, perché l’immagine era già chiaro nella mia testa prima ancora di realizzare lo scatto. Allo stesso tempo, una componente di casualità resta inevitabile: per arrivare al risultato desiderato servono molti prompt (ho usato ChatGPT e Perplexity), tentativi e scelte, e non tutti portano nella direzione giusta.

È questo equilibrio tra controllo e imprevedibilità che mi porta a preferire un approccio ibrido. La creazione di immagini interamente generate a partire da un prompt, senza uno scatto reale come base, è un territorio che per ora sento distante: ho bisogno di partire da qualcosa di fotografato, concreto.

Lo scatto reale resta quindi il punto fermo del processo, quello che mi permette di mantenere il controllo e un certo grado di artigianalità fotografica. L’intelligenza artificiale entra come strumento di supporto, non come sostituzione, accompagnando il progetto nelle fasi di costruzione, integrazione e rifinitura dell’immagine.

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